Le donne e il vino si sono sempre capiti, e forse un po’ si somigliano

da | 8 Mar 2024 | Editoriale

Entrambi possono avere delle note di infinita dolcezza e altrettanto di asperità. Possono avere grande freschezza, ma al contempo restare nei tuoi ricordi e nell’anima per tempi lunghissimi, richiamare profumi e sapori intensi.

Per entrambi, il vino e le donne, molto dipende da come vengono trattati fin dalla nascita o anche prima. Per entrambi è fondamentale il luogo in cui nascono, che può essere molto avverso, la cultura delle persone che le circondano, che può essere ancora più avversa, ma anche la storia, la cura nel momento in cui crescono, e in seguito, l’attenzione nei loro confronti. Come per tutti gli esseri umani in cui non è raro trovare degli elementi di eccezionale pregio. Solo che sono più che elementi: sono appunti esseri eccezionali.

Oggi mi va così mi va di celebrare le donne del Vino, ma anche le donne di scienza. Tra i miei personali grandi miti, partiamo dalla tecnologia, c’è Hedy Lamarr (all’anagrafe Hedwig Eva Maria Kiesler).

Nata da famiglia ebrea, praticamente costretta a sposarsi con un industriale produttore di armi che nella sostanza aderì al fascismo. Lei fuggì, per rispondere alla sua etica umana e ricominciò negli States. Per rimediare ad una colpa, che non aveva ma che sentiva sua cioè quella di fuggire per salvarsi, lavorò a un progetto che divenne il precursore dell’attuale WI-Fi. Si quella roba lì di cui nessuno si rende conto oggi, ma che usiamo in ogni istante. Non venne usato in guerra, sapete perché? Perché era una donna, di più era una bella donna che faceva per vivere l’attrice di successo, e per tanto non era credibile. Riuscì a raccogliere somme ingenti da utilizzare per aiutare i suoi connazionali, ma solo come soubrette. La storia le darà ragione e le darà atto del fatto che se un’idea è grande, prima o poi troverà la sua strada.

 

Andiamo ancora più indietro nel passato, parlando di Vino e di Champagne, sono molte le donne che ereditata una cantina in difficoltà hanno posto le basi per costruire grandi maison. Veuve Cliquot forse la più conosciuta, ma a me piace ricordare anche chi lavora guardando non solo al proprio futuro citando M.me Marie-Louise de Nonancourt era sorella di Victor Lanson un altro grande dello champagne, e proprio per questo avere spazio in una famiglia di produttori era difficile. Ma il destino nei suoi momenti più bui crea delle opportunità. Dopo la morte di suo marito enologo, nel 1928 Marie-Louise decise, infatti, di prendere in mano le attività familiari cercando di assicurare un futuro principalmente ai suoi figli. Ampliò l’azienda nel 1938 acquistando la Maison Laurent-Perrier a Tours-sur-Marne e, nello stesso momento, ereditò un’altra maison la Maison Delamotte, che aspirava a far rivivere e aiutò il figlio Bernard in un percorso di crescita per portarlo a condurre al meglio l’azienda. Dopo di lei, Bernard divenne il volto storico di Laurent-Perrier a cui dedicò tutta la sua vita con progetti spesso rivoluzionari. Oggi la maison è guidata dalle figlie Alexandra Pereyre e Stéphanie Meneux di Nonancourt.

Vorrei poter citare le donne che, senza usare il vessillo rosa, lavorano per avere successo e non solo la prima Master of Wine Jancis Robinson, vorrei però citare le tantissime imprenditrici, operatrici, sommelier, informatiche, legali, impiegate, social manager, addette alla raccolta, addette alle pulizie.. lavorano. Lavorano due volte, non serve spiegare perché, vero?

Le donne e il vino è così si sono sempre capiti. Per entrambi è fondamentale il luogo in cui nascono, che può essere molto avverso, la cultura delle persone che le circondano, che può essere ancora più avversa, il modo in cui vengono trattate per esprimere tutto il loro potenziale. E il potenziale emergerà avrà sapori intensi e profumi inebrianti e potranno lasciare sensazioni persistenti o scivolare via come un sorso di vino leggero. E devono avere il diritto di farlo.

TGE Staff

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